Annibale Formica
Salviamo le “balze” del Sarmento
Prendo la parola in prestito dalle balze di Volterra e dal
Vocabolario della lingua italiana per chiamare “balze” i luoghi rocciosi,
scoscesi e dirupati, che mi appaiono ogni giorno da San Paolo Albanese,
guardando il versante occidentale del torrente Sarmento, tra Noepoli e San Costantino Albanese, sotto il bosco Farneta, da Timpa del Calorio a Timpa dei Preti fino al
fosso Sarsico.

Corografia dell’area delle “balze”
sul Sarmento
“Balze” mi è sembrata una parola che può meglio evocare i
paesaggi naturali spettacolari, di “naturale” bellezza estetica, dispiegati in
un tratto del costone che scende sul Sarmento tra fossi,
dirupi e coni di deiezione, a comporre uno scenario eccezionale, unico e
irripetibile. Nella sentieristica di valle e nel
Piano Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico, approvato dal Consiglio della
Comunità Montana Val Sarmento il 26 marzo 2009, ho
suggerito di chiamare “balze” quei luoghi che rappresentano punti di forza da
tutelare e da valorizzare.

Il fosso prima dello sbancamento
dei giorni scorsi
Conosco i paesaggi del Sarmento; appartengono alla mia
esperienza umana, sociale e culturale; mi appassionano e li seguo
quotidianamente nel loro conservarsi ed evolversi. Li seguo con accanimento cercando
di interpretare gli aspetti ecologici, ambientali, naturali, culturali e umani
e gli elementi vitali delle cose e dei fatti della mia terra.
Percorro i tratturi, i viottoli, gli spazi, i terreni
della nostra campagna abbandonata, senza più contadini e pastori e senza più
altro; lancio lo sguardo verso il panorama delle “balze”. Mi inorgoglisco ogni volta di più per i
grandi, inestimabili valori di un territorio, che, in Val
Sarmento, una piccola enclave dell’antico Stato di Noia nel versante
nord-orientale del Parco Nazionale del Pollino, è capace di contenere patrimoni
naturali e culturali incommensurabili: dalla ricchezza di biodiversità al pino
loricato e all’associazione abete-faggio, dai circhi glaciali e dagli accumuli
morenici dell’ambiente alto-montano dolomitico alle “balze” di Timpa del Calorio e di Timpa dei Preti dell’ambiente collinare mediterraneo, dai
riti “arborei” di Terranova del Pollino e dai suoni di zampogna alla minoranza etnico-linguistica arbёreshe
di San Costantino e di San Paolo Albanese, dai resti materiali della cultura
locale ai rinvenimenti archeologici della cinta fortificata dell’acropoli della
città lucana del IV secolo a.C. sull’altura di Monte Castello di Cersosimo.
Sono luoghi di vita e di cultura, dove si svolgono le
attività quotidiane degli abitanti dei piccoli paesi di Noepoli,
Cersosimo, San Costantino, San Paolo Albanese,
Terranova di Pollino. Sono luoghi ai quali
La documentazione storica delle balze della Val Sarmento sta subendo, in questi giorni, una trasformazione.
Da notizie di stampa apprendo che nel versante lucano del Pollino, il più grande parco nazionale d’Italia, si sta tentando la
sfida di far convivere ambienti incontaminati con “l’arte contemporanea più
raffinata”.
Si sta per trasformare monumenti naturali importanti del
nostro territorio; si sta per incidere sui “documenti storici” della nostra
esistenza in Val Sarmento. Vedo, intanto, un grande
sbancamento che ha già mutato l’immagine originaria del fosso Mistro sotto

Il fosso dopo lo sbancamento
Sono molto disorientato.
San Paolo Albanese, 17 luglio 2009